Oncologia

Dirigente Medico presso la Città della Salute e della Scienza di Torino ho maturato anni di esperienza con i pazienti oncologici affetti da tumori solidi specializzandomi in particolare nelle patologie del distretto gastroenterico (tumori del colon retto, tumori dell’esofago e dello stomaco, tumori del pancreas e delle vie biliari, tumori della colecisti e tumori del fegato ovvero epatocarcinomi) diventando oncologo di riferimento aziendale per gli epatocarcinomi, membro dei gruppi interdisciplinari per ogni patologia (cosiddetti GIC) e partecipando attivamente all’attività di ricerca relativa a queste ed altre patologie.

L’esperienza con i pazienti mi ha consentito di apprendere la lezione più importante in assoluto ovvero che la prima forma di cura è rappresentata da una profonda relazione tra medico e paziente e che il percorso oncologico vada affrontato insieme.

L’ascolto, il dialogo, l’accoglienza dell’altro rappresentano per me il punto cardine intorno al quale far ruotare tutto l’approccio diagnostico-terapeutico del malato oncologico, un paziente spesso impaurito, bisognoso di attenzioni e di comprensione.

Preziosa è stata l’esperienza quale medico di cure palliative sul territorio e in Hospice, lavoro duro ed emotivamente molto impegnativo che molto mi ha insegnato sull’essere umano, sul rapporto con la morte e sulla gestione dei complessi sintomi che subentrano nel fine vita.

Allo studio dei vari percorsi di terapia, per fortuna sempre in evoluzione in ambito oncologico, ho affiancato corsi di formazione in tema di comunicazione, psicologia, dolore oncologico, cure palliative così da poter rendere più completa e profonda la mia attività di oncologo medico che vede tra gli obiettivi la presa in carico globale del paziente e della famiglia dello stesso.

La passione maturata nel tempo in tema di medicina preventiva mi ha poi spinta a proseguire il percorso formativo frequentando corsi e scuole a tema nutrizione, microbioma, metabolomica, medicina dell’aging volti a rendermi un oncologo che non si limiti a pescrivere la chemioterapia od una qualche terapia antitumorale, ma che sia in grado di avere una visione a 360 gradi sull’individuo, sulle sue esigenze fisiche, psicologiche ed emotive ed a cercare una forma di cura che preveda di curare la persona prima della malattia.

Secondo le stime AIRTum in Italia circa 3 milioni e mezzo di persone vivono dopo una diagnosi di tumore, 1 italiano su 19. Di questi, 2,3 milioni vivono nel 2020 dopo una diagnosi avvenuta più di 5 anni prima.

E’ stato stimato che oltre la metà della donne cui è stato diagnosticato un tumore sono guarite o destinate a guarire. Tra gli uomini tale percentuale è inferiore, il 39% circa, per la maggior frequenza di tumori a prognosi peggiore.

1 paziente su 4 è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito.

Nel 2020 essere oncologo per me significa curare il cancro cercando di proteggere corpo mente ed anima dai possibili effetti collaterali della cura, significa accompagnare il malato in un percorso difficile ma che oggi ha le percentuali di successo suddette, significa diventare un riferimento capace di trasmettergli l’importanza dello stile di vita in prevenzione, durante i trattamenti e dopo la guarigione, significa fare in modo che il paziente con prognosi infausta non soffra a causa di sintomi dovuti alla malattia e si prepari il più serenamente possibile alle ultime fasi della vita.

Essere oncologo significa esserci durante la malattia e dopo la guarigione, per ridurre al minimo la probabilità che essa si ripresenti.

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